Da Vita non Profit: 'L'insegnamento che viene da Pietra' di Johnny Dotti

Riportiamo un articolo di Johnny Dotti uscito sul numero di maggio di Vita non Profit dal titolo L'insegnamento che viene da Pietra, nel quale si consiglia la lettura del libro di Francesco Cicchi.

"C’è un libro che mi piacerebbe venisse letto da chi nel Terzo settore esercita ruoli di leadership. Si intitola Pietra ed è stato scritto dal fondatore di AmaAquilone, comunità di recupero nell’Ascolano, Francesco Cicchi. È un libro tra le cui pagine mi sono trovato a mio agio, per quel tanto di spirito anarchico e poco inquadrabile che vi soffia. Ma non è per questo che lo vorrei mettere in mano a tanti. Pietra è un libro che testimonia un fatto fondamentale per la vita di ogni organizzazione: la centralità dell’esperienza, che invece tante volte viene prosciugata nella transizione verso identità più istituzionalizzate. La conseguenza è una mentalità che mette il funzionalismo al primo posto, mettendo ai margini quell’esposizione “nuda” al mondo che è l’esperienza. Nessuno mette in dubbio l’efficacia e il valore delle buone opere, che un tempo venivano chiamate opere di carità. Ma non si deve dimenticare che queste si alimentano con la carità delle opere.
Che cosa intendo dire con questa affermazione? C’è una concretezza dell’agire che è scandita innanzitutto dalla vita e non dalla progettualità pur buona che ci diamo. È nella concretezza ripetitiva della quotidianità che attecchiscono poi in modo vitale le forme organizzative. L’ansia del funzionalismo costringe tante volte a processi di rimozione. Si rimuove il rischio sempre presente di non riuscire. Si rimuove l’esperienza dell’incontro con il dolore irrisolto, saltando il quale però si salta anche la vita.
Dal punto di vista delle forme espressive tutto questo si traduce spesso in una prevalenza del pensiero sulla parola. Il pensiero è importante, ma se sganciato dalla povertà dell’agire quotidiano, può trasformarsi in pretesa, in un esercizio di potere: si proietta sull’altro un nostro progetto, anche se buono. Il libro di Francesco Cicchi invece vive di parole, come esperienze aperte, come veicoli di storie, spesso anche come ferite. La parola è coscienza che la fragilità non è solo quella dell’altro. È un campo libero nel quale l’incontro con l’altro avviene senza precondizioni e dove, come si sperimenta in queste pagine, la relazione è sempre one to one: non c’è chi dà e chi riceve".

16/05/2018

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