Decreto carceri, un primo passo contro il sovraffollamento

Decreto carceri, un primo passo contro il sovraffollamento

 Il ministro dell’Interno, il giorno dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto carceri, si affretta a precisare: “Questo provvedimento è solo il primo atto di un progetto più completo che consentirà a molti detenuti di fruire della detenzione domiciliare e del lavoro fuori dal carcere o della messa alla prova. Non ci deve essere nessuna preoccupazione". Un modo per sottolineare che il principale obiettivo del decreto approvato ieri è quello di favorire l’uscita dal carcere dei soggetti di non elevata pericolosità.
Doppia linea di intervento. Nel provvedimento illustrato ieri c’è una doppia linea di intervento: da un lato c’è la previsione di misure dirette ad incidere strutturalmente sui flussi carcerari, agendo in una duplice direzione: quella degli ingressi in carcere e quella delle uscite dalla detenzione. Dall’altro lato c’è il rafforzamento delle opportunità di trattamento per i detenuti meno pericolosi, che costituiscono la maggior parte della popolazione carceraria.L’obiettivo è rimuovere alcuni automatismi che hanno condotto in carcere negli ultimi anni un gran numero di persone impedendo loro di accedere alle misure alternative alla detenzione subito dopo il passaggio in giudicato della condanna. Il decreto prevede una modifica dell’art. 656 c.p.p. per riservare l’immediata carcerazione ai soli condannati in via definitiva nei cui confronti vi sia una particolare necessità del ricorso alla più grave forma detentiva.
In generale, nel caso di una condanna che non superi i 2 anni, sarà possibile evitare il carcere e ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Per le donne in gravidanza e per le persone portatrici di gravi patologie si apre la possibilità della detenzione domiciliare, qualora la pena da espiare non sia superiore ai 4 anni.
Ampliati i lavori di pubblica utilità. Il decreto amplia la possibilità per il giudice di ricorrere ad una soluzione alternativa al carcere, costituita dal lavoro di pubblica utilità. Tale misura, dunque, si amplia: prevista per i soggetti dipendenti dall’alcol o dagli stupefacenti, fino ad oggi poteva essere disposta per i soli delitti meno gravi in materia di droga, mentre in prospettiva potrà essere disposta per tutti reati commessi da tale categoria di soggetti, salvo che si tratti delle violazioni più gravi della legge penale.
Misure alternative. Prevista anche l’estensione di alcune misure alternative. Spazi di applicabilità anche per determinate categorie di soggetti, che in passato erano invece esclusi, come i recidivi per piccoli reati. Finora si impediva l’accesso alle misure (anche i domiciliari) nei casi in cui i soggetti avevano commesso reati di modesto allarme sociale.
Il provvedimento estende anche la possibilità di accesso ai permessi premio per i soggetti recidivi e prevede l’estensione dell’istituto del c.d. lavoro all’esterno anche al lavoro di pubblica utilità.

28/06/2013

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